di Fabio Ciarla

Il titolo dell’articolo è “The Wines of Lazio: There’s Potential Gold in Those Hills” (http://vinous.com/articles/the-wines-of-lazio-there-s-potential-gold-in-those-hills-aug-2017), che tradotto più o meno letteralmente significa che c’è potenzialmente dell’oro, parlando di vino, nelle colline del Lazio.

Nessuna novità, diranno molti, ma il fatto importante è che il riconoscimento arriva non dai produttori locali, bensì da un critico indipendente e tra i più grandi conoscitori della viticoltura italiana come Ian D’Agata.

L’articolo è apparso qualche giorno fa su Vinous (www.vinous.com), testata giovane ma ormai di riferimento a livello internazionale della quale D’Agata è Senior Editor, e traccia sia la storia sia un breve profilo delle varie aree produttive della nostra regione.

Le difficoltà degli anni 70, ma anche la storia millenaria di queste vigne, gli sforzi del Frascati e le potenzialità del Cesanese, la grandezza del Bellone e la tenacia dell’areale di Cori.

C’è davvero tutto nell’articolo, che deve far piacere ai vignaioli del Lazio, alle prese come detto con una delle vendemmie più scarse degli ultimi decenni, ma senza spingerli verso il facile appagamento.

L’oro c’è e ne siamo tutti sicuri, bisogna però tirarlo fuori, ripulirlo delle imperfezioni, lustrarlo e renderlo facilmente accessibile.

È un lavoro che si va in vigna, in cantina – tanto nella produzione quanto nell’accoglienza – nonché nei grandi eventi, da sfruttare come gancio per portare i critici e gli appassionati a visitare la nostra regione.

Come sta facendo per esempio la Strada del Vino, dell’Olio e dei Sapori della Provincia di Latina.