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La Sagra della Polenta ha radici antiche.

Questo piatto racchiude un pezzo importante della storia e della tradizione enogastronomica del territorio laziale.

Le sue origini risalgono al XVI secolo, periodo in cui il seme del mais giunse a Sermoneta grazie a Guglielmo Caetani.

L’uomo, costretto all’esilio da papa Alessandro VI, tornò dall’America nel 1504 e portò con sé un sacchetto contenente dei semi chiamati “mahiz”.

Egli decise di seminare il prodotto sui suoi terreni, ottenendo dei raccolti particolarmente proficui.

Inizialmente la farina del granturco venne utilizzata per le pietanze destinate ai prigionieri del castello e successivamente diventò ingrediente simbolo per i piatti dei ceti più poveri e dei pastori.

Quest’ultimi, nei mesi estivi, scendevano dall’Alto Lazio e dall’Abruzzo alla ricerca di pascoli più verdi ed abbondanti per il loro bestiame.

Per la ricorrenza di Sant’Antonio Abate (protettore degli animali domestici), i pastori si spostavano dalla campagna alla città per far benedire i propri animali ed in occasione della festività, veniva offerto loro e a tutta la popolazione un piatto di polenta con sugo di carne di maiale.

Un’antica usanza tramandata fino ai giorni nostri e alla quale viene dedicata una sagra condensata in cinque feste, una per ogni borgo. 

La Sagra della Polenta inizia il 21 gennaio a Sermoneta e a Doganella, si sposta a Pontecorvo il 28 gennaio, a Sermoneta Scalo il 4 febbraio ed infine, l’ultimo appuntamento il 18 febbraio a Tufette (frazione di Sermoneta).

Il modus operandi della sagra è strettamente legato a quello tradizionale: alle 6:00 del mattino i “polentari” più esperti iniziano ad accendere il fuoco all’ingresso del paese, preparano i tipici paioli di rame e cominciano a cucinare la polenta, trasmettendo le tecniche di lavorazione ai più giovani. 

Esistono tre varianti di questo piatto, oltre a quella tradizionale con sugo e spuntature di maiale.

La lavorazione di queste ricette, tipiche della cucina pastorale dei Monti Lepini, è molto semplice.

Al sugo può essere sostituito un altro ingrediente tipico: la ricotta, che viene stesa sulla polenta già pronta e viene schiacciata con l’aggiunta di acqua calda. 

L’altra variante è quella con i legumi.

I fagioli sono i più utilizzati, vengono lessati ed insaporiti con sale ed olio, aggiunti alla polenta all’interno del paiolo di rame e il tutto viene fatto risposare per poi essere tagliato e gustato freddo. 

L’ultima alternativa invece, quella con i broccoletti, deve essere assaporata calda, infatti questa verdura locale viene aggiunta alla polenta fumante e servita subito dopo. 

Dunque, la polenta non rappresenta solamente un “piatto per i poveri” ma assume un ruolo molto più rilevante, questa tipicità locale è riconosciuta come la “regina della gastronomia di Sermoneta”.

Un titolo meritato e garantito dall’utilizzo di ingredienti di prima qualità: una farina fresca, dal colore giallo acceso, un pomodoro ed un olio d’oliva locale a chilometro zero e da ingredienti che i cuochi sermonetani conoscono perfettamente e sanno maneggiare con superbia. 

Il tutto è unito alla passione e all’amore per la propria terra e per le proprie origini.

La Sagra della Polenta è un appuntamento imperdibile per chiunque voglia mantenere in vita un’antica usanza, aldilà del tempo e un’occasione unica per coloro che vogliono scoprire i segreti di questa longevità. 

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